È nella solitudine della steppa, nel silenzio, nelle mie oscurità, che trovo ciò di cui sono fatto.

 

You Can Never Hold Back Spring

Posted on venerdì, giugno 13, 2008 at 03:42PM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment

Sopravvissuto (pare)

Il tutto è convincersi di una cosa che è peraltro nella natura delle cose: si sbaglia e si deve andare avanti. E non parliamo di sbagli comuni, ma di sbagli veri, grandi, grossi, con conseguenze finali.

Pare facile. Eppure alcuni non ci riescono. Altri si auto-convincono che così doveva andare (e qualcuno li invidia, per questa capacità). Altri ancora, i più, in realtà sono semplicemente sopravvissuti. Pochi invece, pochissimi, se ne rendono conto. E quasi nessuno, infine, riesce a confessarsi la cosa e ad accettarla per quella che è.

Ovvero: sopravvivenza. Più o meno facile, più o meno soddisfacente. Ma di questo si tratta: dopo un naufragio si è sopravvissuti, se ce la si fa. La vita prosegue. Si diversifica, fluttua magari con punte di serenità e felicità anche, ma la condizione di sopravvissuti rimane nel proprio stato di servizio.

Il sacrificio di portare avanti il tutto, malgrado tutto, è l’esatta dimensione che rende sacra - appunto - la nostra vita.

Forse una vita senza sacrificio non può essere sacra. Forse un naufragio è necessario, pertanto. E come tale va considerato. In qualche caso - probabilmente - addirittura sperato. 

Posted on venerdì, giugno 13, 2008 at 12:22PM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment

Sogno 10x# (e basta così)

Anche perché a 34 anni (appena) suonati, innanzi tutto mi pare un po’ desolante continuare a tenere il conto. In secondo luogo, la cosa non ha in sé più nulla di eccezionale. Fa parte di me e comincio a non sperare neanche più che possa terminare.

(Cit: l’aceto - forse - funziona) 

Posted on venerdì, giugno 13, 2008 at 10:02AM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment

Il casco nero è stata una scelta clamorosamente sbagliata

Per non parlare del farmi convincere a partecipare fisicamente all’acquisto dei mobili per il giardino. Il che implica la loro scelta. Presso il luogo che li vende. Insomma uno dei più detestabili e insulsi luoghi compresi nel sottobosco della periferia di Roma dove ogni fine settimana si riversano persone in cerca di diversivi per distrarsi dalla propria vita noiosa: un ipermercato. Per il bricolage, per di più.

Ma non voglio discettare di viti a brugola e stop, vernici antifungo e trapani avvitatori elettronici nonché trattorini per il taglio del prato che fanno venire orgasmi ormai impensabili a poveri derelitti di mezza età in trapasso permanente effettivo, né della editoria specializzata che pretende di insegnare a costruire un tavolino in un week end o dei semi destinati a far diventare verdi i pollici di tante signore in visibilio davanti a un vaso di simil terracotta.

Non voglio parlare neanche dei percorsi obbligati per parcheggiare, per girare tra gli scaffali, per infilarsi nel flusso della cassa numero 3 e per ritirare la merce. Voglio sorvolare anche sul reparto bagno, dove coppie saldissime entrano in crisi per la scelta di un piatto doccia o coppie in crisi perenne trovano un paio d’ore di rinnovata armonia tra la scelta delle piastrelle che li trova insapettatamente d’accordo e il breve (si fa per dire) volgere del tragitto a ritroso fino a casa. 

Voglio solo dire che la moto nera - che nel frattempo è arrivata - è una ficata, ma non necessariamente dovevo comperare due caschi in tinta, visto che inaspettatamente (?) a Roma siamo passati da 16 a 32 gradi, il GRA è sempre troppo lungo, e per un colpo di calore rimediato nel tragitto sono due giorni che ho mal di testa.

Per non parlare del fatto che i mobili, alla fine, sono stati scelti ma non trasportati. Io e la Carreras si era in moto del resto. E il necessario successivo viaggio per completare il tutto avverrà senza di me, per forza. 

Posted on lunedì, maggio 26, 2008 at 02:31PM by Registered CommenterSteppenwolf in | Comments1 Comment

Sogno 10x#

Vabè, ogni commento è (ormai) superfluo…

(il fatto di segnarlo, ogni tanto, invece non lo è: così vediamo dove e fino a quando si arriva ok?) 

Posted on mercoledì, maggio 14, 2008 at 10:00AM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment

Altalena (e altre amenità da far quadrare)

Qui, la primavera, che da noi significa estate, ancora non è arrivata. Il che è strano. Passaggio lungo, rasoterra, e bambini che vanno sull’altalena senza cadere con - udite udite - un padre che all’ora di pranzo ha il tempo di stare una mezz’ora con lui. Nel frattempo il mio iPod comincia a dare i classici segni dell’obsolescenza programmata con la quale svarie case produttrici di stronzate & Co. inducono il mondo intero a consumare consumare consumare e tagliare pezzi di foresta ogni giorno e cose del genere.

A proposito di cose del genere, e di passaggi e altre cose che non quadrano: qua la moto nuova tarda ad arrivare. Oggi chiamo, e vediamo. Ma tanto piove un po’ sì e un po’ no. Soprattutto un po’ forse. Il forse è peggio, induce al letto di pomeriggio (ah, quei pomeriggi a letto di tanto tanto tempo fa…) che non si sa se andare o restare. Come se dovesse dirtelo il cielo e qualche goccia di pioggia se andare o restare. Comunque.

La moto tarda ad arrivare (e due). Il che è male, perché al di là del fatto che forse piove, qui basta un giro di orologio e arriva l’estate e via allora con il profumo nel naso per scegliere da che parte andare un secondo dopo averla accesa, la moto. Ma vabbé. Natale asciutto Pasqua bagnata. Ma Natale scorso è stato molto bagnato, ergo    qui girerà a sole pieno in un quarto d’ora.

La moto tarda ad arrivare (e tre). Il che in questo caso è ininfluente, che stasera porto mio padre (ergo niente moto) a vedere Lazio-Roma, cioè, a vedere la Roma, che è l’unica squadra della capitale. Mio nonno portava lui e io ora porto mio padre. Il che significa che io come figlio non sono mai stato portato allo stadio da lui. Male: mio figlio lo porterò eccome. E comunque stasera lo faccio accomodare lì, a vedere che cosa è diventato l’Olimpico dagli anni in cui era bambino lui a oggi e a capire che forse in poco più di trentanni di vita mia una volta a vedere la Roma mi ci poteva pure portare, no?

E in ogni caso, stasera portiamo a compimento la presenza di tre generazioni di romanisti. E la quarta pare che da una parte o l’altra stia proprio per arrivare. Vedremo. Intanto speriamo nel Tacco di Dio o nel Maradona dei Balcani. Ma mi sa che segna Aquilani. Totti invece è certo.

Ah, ultima cosa: stanno sventrando il mio manoscritto. Ho una sensazione strana. Sarà questa primavera in ritardo… 

 

Posted on mercoledì, marzo 19, 2008 at 02:33PM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment

Pearl Jam - The last...

Ecco, io non me lo ricordo… Il che, a pensarci bene, ha tutta l’aria di essere una cosa utile
Posted on mercoledì, marzo 12, 2008 at 02:51PM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment
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