Entries from March 1, 2007 - April 1, 2007

Gianfranco Fini sta portando Alleanza Nazionale ad essere postera di se stessa.

Quelli che realmente hanno “fatto futuro” – o lo hanno almeno pensato con qualche criterio - sono stati gli intellettuali che nel corso degli anni, dalla diaspora dei giovani missini del tempo che fu (quando Fini venne scelto come delfino di Almirante malgrado la sconfitta alle elezioni nei giovani dell’Msi) sono affatto rimasti fermi alle posizioni di allora, ma nel corso degli anni hanno rivisto il proprio pensiero ed elaborato ciò che sarebbe dovuto essere il vero percorso degno e in continuità con il passato.
Quella Nuova Destra oggi chiamata in causa aveva superato i miti incapacitanti, le nostalgie e le anticaglie, e aveva ripensato il futuro nel segno di alcuni principi e valori – valori, quelli sì – che non sono e non devono essere in discussione o messi alla mercé di opportunismi vari come avviene oggi.
Invece l’accelerazione continua in direzione liberalista di An, con l’ulteriore tentativo di prendere velocità attraverso questo “motore truccato” (e vedremo come) del carrozzone di Fare Futuro, è in realtà un’operazione che va esattamente contro i principi e la storia di quello che una volta era il motivo stesso dell’esistenza politica di An. Ad un momento di necessaria riflessione come dovrebbe essere questo – un momento in cui urge un congresso che ostinatamente non viene indetto – si risponde con un ulteriore rilancio in avanti senza la benché minima voglia di riflettere.
Un liberale che pretende che tutti lo siano non è un liberale, è un dittatore.
Ed è forse in questo – unicamente in questo – ovvero nel carisma dittatoriale che il Presidente di An mostra che si spera di tenere incollati i brandelli di un partito che non esiste più?
Fare Futuro è un mezzo vuoto, contenitore in cui si cerca di far entrare tutto e il contrario di tutto. Un’ampolla da Jekyll a Hyde dal contenuto diafano, paradigma stesso e incarnazione nello specifico di ciò che a livello italiano sono le coalizioni di maggioranza e opposizione attuali.
Ma Fare Futuro è anche la dimostrazione stessa della debolezza assoluta della base di An che non si fa sentire come dovrebbe – ovvero con il dissenso assoluto - e della disonestà intellettuale di quanti, tra i “pensatori” che abbiamo visto in televisione allineati e coperti durante la presentazione di questo esperimento eugenetico, passano evidentemente il tempo a logorarsi.
Di giorno nel mendicare una poltrona all’interno di qualche sottocaporalato mediatico e di notte – insonni – nel cercare di trovare una propria (e nuova, e diversa ancora una volta) collocazione teorica e cabarettistica.
Attorcigliati in un dedalo di soluzioni da trovare per giustificare e giustificarsi decenni di studi, fiumi di inchiostro e battaglie gettate nel nulla pur di trovare oggi un’efficace proposizione atta a mascherare la disfatta di una vita, l’essersi venduti alla necessità. L’aver rinnegato se stessi e le persone che avevano seguito il proprio percorso.
Sono – sarebbero – poche invece le domande da porsi e oltremodo semplici le risposte da darsi. Poi resta unicamente il tempo della scelta.
Quando si sale su un treno che marcia in direzione liberista e americanista, economicista e imperialista, e quando si è in compagnia (e sudditanza) di chi preferisce la competizione alla collaborazione e l’individualismo alla comunità, quante altre cose bisogna chiedersi per accorgersi di essere all’opposto di quanto si era pensato, creduto, scritto e combattuto? Quante altre cartelle di discorso servono a Gianfranco Fini per intorbidire le acque? Quante altre riesumazioni improbabili e accostamenti illeciti?
Quanto serve ancora per capire che non si sta viaggiando nella direzione dei tempi che corrono ma semplicemente nel verso opposto a quello che proprio – guarda caso -  la Nuova Destra oggi chiamata in causa aveva allora previsto?
Dicevamo del motore truccato, oltre che della direzione sbagliata verso la quale si tenta di farlo marciare. Basta aprire il cofano di An – che peraltro sono anni che fuma… - per scoprire l’improbabile assemblaggio fatiscente. Un assemblaggio fatto di tentativi arronzati, iniettori sporchi, parti meccaniche logorate di officine differenti che si cerca di far coesistere con un combustibile finito da tempo. Cosa diavolo c’entra De Benoist e il gruppo di Tarchi con Vasco Rossi e Federico Moccia?
Qui tira l’aria di rottamazione d’intellettuale. Altro che rilancio.
Questo carrozzone appare insomma il mezzo ideale per sommare le due scuole di pensiero esistenti in merito alle soluzioni possibili per arrivare a una resa dei conti. Si può tentare di porre un freno alla deriva attuale di An, onde arrivare all’arresto per una nuova partenza per una via differente (ri-proviamola nuova?) oppure si può accelerare la marcia sempre di più fino all’inevitabile schianto. Lo stesso del mondo consumistico e imperialista al quale An ha venduto l’anima. Il risultato non cambia.
An postera di se stessa pertanto. Questa rincorsa non farà altro che accorciare i tempi di una agonia che si concluderà raggiungendosi alle spalle.
Fare Futuro è dunque l’indotto del fasullo modernista popolato dagli apologhi del nulla.
Il termine “pensatoio” scelto per definirlo ne evoca un altro più appropriato. E ricordatevi di tirare la catena.

(Pubbl. su Linea Quotidiano del 29/03/07)

Posted on venerdì, marzo 30, 2007 at 10:30AM by Registered CommenterSteppenwolf in | Comments11 Comments | EmailEmail | PrintPrint

Certo che se si pensava di fare affidamento su Franca Rame...

Ha votato sì al rifinanziamento delle nostre truppe ma con "gli occhi pieni di sangue"...

Ah, bé, allora, se aveva gli occhi pieni di sangue tutto cambia. Chi l'ha votata può continuare ad apprezzarla.

Posted on giovedì, marzo 29, 2007 at 02:02PM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment | EmailEmail | PrintPrint

Ecco come salvare il tuo Tfr (la tua liquidazione): compilate il modulo così

Premessa: ti vogliono rubare la liquidazione. La norma del "silenzio-assenso" è criminale. Ecco come non farti fregare.

Qui sotto il modulo da compilare e spedire - via raccomandata con ricevuta di ritorno - ENTRO il 30 giugno. Cioè, se vuoi salvarti, fallo ora.

          

                                                                                                                     Spett.le

                                                                                                           (nome e indirizzo azienda)

 

Oggetto: decisione di mantenimento del TFR (D.Lgs. 05.12.2005 n° 252)

 

Il sottoscritto _________________________________________________________, nato a ___________, il ________, C.F. _______________, residente in ___________, via _____________, dipendente dell'azienda ____________________________, con numero di matricola __________, dichiara di non voler trasferire il proprio Trattamento di Fine Rapporto maturando in alcun fondo di previdenza complementare e di volerlo lasciare presso l'azienda.

Con la presente dichiarazione il sottoscritto si sottrae al principio del silenzio assenso e diffida l'azienda ad un differente utilizzo della propria retribuzione senza il proprio consenso scritto.

I migliori saluti.

 

(data)                                                   

                                                                                         firma
 


 

Posted on martedì, marzo 27, 2007 at 02:02PM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment | EmailEmail | PrintPrint

Sircana, marchette, tutto è politica

La marchetta del portavoce è azione metapolitica

No, per carità, il caso Sircana non c’entra nulla. Saranno pure fatti suoi se dopo essersi stancato di fare il portavoce di qualcuno è andato in cerca di un portacazzi brasiliano no? E allora basta con questa storia.
Sono altri i motivi di interesse attorno alle foto incriminate. E sono motivi che hanno profondi significati politici e sociologici.
Innanzitutto la scelta del mezzo e quindi la location per intraprendere il puttan tour. Non un’auto blu, nessuna scorta, nessuna automobile di servizio o limousine. Ma una spaziosa e popolare monovolume con sedili ribaltabili e tetto alto per far entrare tutto intero il colosso straniero da un metro e ottantacinque.
E quindi il luogo del peccato: ai nuovi radical chic non interessano i salotti buoni con le flavievento e le gregoraci, né le case private con i lapielkann e la cocaina, ma sani, agresti e popolari quartieri bui con paraculi da asporto e riaccompagno a fine marchetta.
Tutto è politica non è solo uno slogan degli anni che furono, ma un credo da portare avanti comunque, che sia la scelta dell’extracomunitario per la politica dell’entrismo (ora aspettiamo da Fini una contromossa per non essere superato a sinistra), dell’automobile familiare per solidarietà operaia, o le zone di periferia di pasoliniana memoria, a nostro avviso Prodi dovrebbe essere contento (altro che dimissioni), per una sana e vera - e una volta tanto inequivocabile - comunicazione a favore dei ceti deboli del paese.

(Pubbl. Veleno Settimanale 25/03/2007)

Posted on martedì, marzo 27, 2007 at 11:24AM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment | EmailEmail | PrintPrint

Perché i giornali non parlano di Skype?

Avete fatto caso che i giornali tradizionali, siano essi on-line ma soprattutto quelli della carta stampata, non hanno dedicato mai uno spazio adeguato a quella che è una delle case-story più travolgenti degli ultimi due anni, ovvero l'ascesa di Skype?

Soprattutto, vi siete chiesti il motivo?

E se sì - visto che è di una semplicità disarmante - avete mai fatto lo step successivo, ovvero quello di chiedervi quale è il motivo per il quale si debba continuare a dare attenzione, concedere credibilità e denaro alla informazione dell'establishment?

Perché questo è il punto: una volta che si è riflettuto e verificato che la stampa tradizionale non è una fonte attendibile, quale è il motivo per il quale non si prende la decisione di dare un taglio secco a una cosa scorretta? Perché gli si concede ancora la nostra attenzione?

ormaluponeve.jpg

Skipe non è recensito e raccontato per un motivo semplice: la sua diffusione erode gli interessi delle Tlc tradizionali. Siccome i grandi media sono legati ai grandi gruppi di potere economico - ovvero agli inserzionisti - ve lo immaginate un importante quotidiano che nella quarta di copertina vende una pubblicità a peso d'oro a una azienda telefonica tradizionale e poi nell'inserto tecnologico parla di un sistema che attraverso il web, e senza costi, permette di non avere più bisogno di una compagnia telefonica tradizionale?

Chiaro il punto. E chiaro è - o dovrebbe essere - che se è informazione che si cerca, ebbene non sono quelle le fonti attendibili. Non sono più quelle le fonti giornalistiche cui attingere. E certamente - con un sano e lucido antagonismo - coerentemente si dovrebbe cessare di fruirne, e si dovrebbe combattere contro tutti quei sistemi politici ed economici che, in un circolo vizioso, sostengono mutualisticamente tutto il baraccone del Main Stream Media chiaramente Embedded, ovvero tutt'altro che libero e giornalistico.

Quanti lo fanno? Quanti riflettono e non si fanno lobotomizzare? E, quanti, soprattutto, hanno il coraggio di essere coerenti con se stessi?

Posted on venerdì, marzo 23, 2007 at 01:31PM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment | EmailEmail | PrintPrint
Page | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | Next 5 Entries