Entries from July 1, 2008 - August 1, 2008

Di cosa vivi? D'aria?

In un certo senso, sì. Anche perché il contrario invece cosa sarebbe? Di cosa dovrei vivere, di lavoro?

Calma: non pensiate che cerchi di sviare gli aspetti tecnici, logistici e anche economici della cosa. Entrerò nei dettagli uno a uno, con una sorta di outing personale senza reticenze e pregiudizi, ma soprattutto per far capire cosa sto facendo e farò, come, e perché.

Al tempo.

Intanto, per inziare un processo bidirezionale, mano a mano che spiego, cominciate con una domanda fondamentale: cosa farei se avessi 1 milione di euro in banca?

Cioè: se veramente potessi disporre del mio tempo senza per forza dover lavorare la maggior parte del mio tempo per poterne disporre di una piccola, piccolissima parte solo per me, cosa farei? Cosa vorrei fare?

Cosa diavolo farei ogni mattina quando mi alzo?

Insomma ci siamo capiti. Se la risposta è: “esattamente quello che faccio oggi”, allora state a cavallo ed è inutile che proseguite nella lettura di questo e degli altri post in merito.

Se invece la risposta è diversa, e soprattutto se è diametralmente opposta a quello che fate quotidianamente, allora una certa utilità (credo) nel leggere quello che ho da dire, e nel curiosare tra quello che sto facendo e farò, c’è.

Le mosse si sono evolute mediante alcuni aspetti:

  • una analisi della società e del mondo
  • una auto analisi
  • un desiderio (o della capacità di re-iniziare a desiderare)
  • una emozione (o della capacità di re-iniziare a emozionarsi)
  • la ricerca del coraggio
  • e la messa a fuoco della paura più grande (che è stato l’aspetto fondamentale del tutto)

E poi tutto è partito da un inventario. Da due calcoli differenti. Un lutto, un viaggio a San Francisco e un tuffo al cuore.

Provo a spiegare, passo passo, nei prossimi giorni. Prima di un silenzio mediolungo, e del botto di settembre.


Posted on giovedì, luglio 31, 2008 at 12:15PM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment | EmailEmail | PrintPrint

Ipotesi di libertà (stiamo lavorando per questo)

Insomma la cosa dovrebbe portare alla libertà e prende le mosse, ovviamente, dal concetto di schiavitù.

Lavoriamo mediamente cinque giorni la settimana su sette (quando non di più), per cinquanta settimane l’anno su cinquantadue: è evidente che la cosa sia squilibrata (ancora di più se fate un calcolo preciso in base agli anni di vita che possiamo aspettarci e a quanti di questi passiamo a lavorare rispetto al vivere - fatelo voi, sto calcolo, ne vale la pena per prendere coscienza dell’aberrazione della cosa, che per me è troppo lavoro farlo - per non parlare del fatto che in realtà non possiamo aspettarci un cazzo, oppure tutto, ed è lo stesso e dovrebbe già cambiare la prospettiva di ognuno di noi).

Comunque.

È evidente anche che la cosa sia ingiusta: a meno che non si considerino corrette le minchiate relative al peccato originale o a tutte le stronzate che cercano di inculcarci in testa dalla rivoluzione industriale (che ci sta facendo letteralmente scoppiare le esistenze) ai giorni nostri.

Per non parlare delle stronzate mostruose secondo le quali, in ordine sparso, ogni tanto si sente dire che “siamo nati per lavorare” e che “il lavoro nobilita l’uomo”. Nell’ordine: per quanto attiene il primo caso, se non bastasse l’adagio romano “mica l’ho inchiodato io alla croce Cristo”, basta considerare che essere stati messi al mondo per lavorare e basta sarebbe una vera e propria bestemmia (vogliamo dire almeno fifty-fifty tra lavorare e godere della vita?); per quanto attiene al secondo caso, poi, è vero esattamente il contrario: il lavoro non nobilita affatto l’uomo, tanto che i nobili, infatti, erano tali proprio perché non lavoravamo (a lavorare erano gli altri, gli schiavi, appunto…).

Ergo, sgombrato il campo da queste stronzate, e fatto un po’ di lavoro culturale per eliminare il concetto di differenza tra “colui che è” rispetto al concetto di “colui che ha”, si può ovviamente partire dall’assunto che lavorare una vita per possedere oggetti è la cosa più squallida, inutile e ingiusta che si possa attuare nella sola vita che abbiamo. Non è una prova generale né una partita di un campionato lungo. La vita è una finale secca di Coppa dei Campioni. Senza supplementari. Senza partita di ritorno.
Decidere come giocarsi la partita, è in realtà il tutto che possiamo fare sperando che l’arbitro, o il Moggi di turno, non c’inculi.

Per non farsi sodomizzare, però, c’è bisogno di una tattica un po’ più delicata del camminare rasente i muri. C’è bisogno, soprattutto, di non farsi somministrare a forza degli anestetici mentre appunto ce lo infilano nel culo.

E qui, in questo, arriviamo a bomba su quanto faremo. (Per capire il processo nei minimi dettagli, che ha portato alla decisione che spiegherò in seguito, naturalmente ci vuole qualche anno di studi giusti, un ambiente fecondo intorno, e una discreta dose di coraggio: magari ne parleremo più in là).

Per ora questo: oggi lascio un contratto giornalistico - articolo 1, per intenderci, per chi conosce la cosa ed è ancora alla disperata ricerca di un posto fisso del genere inchiodato al desk di qualche redazione - con tutti i cazzi e gli stramazzi, undici anni di servizio a oggi, con tutti gli scatti, la Casagit, le ferie pagate e i superminimi eccetera eccetera eccetera, per ritrovare la libertà.

Insomma, tolgo lavoro e aggiungo vita. Ed è tutto. 

(passo passo vi spiego come eh, stay tuned)

UPDATE: mi fanno notare che devo una precisazione. Io sto dando le dimissioni, non si tratta di un licenziamento o scivoli o cose del genere. Si tratta di qualcosa che ho espresso all’editore così: “non ho più stimoli a fare questo lavoro. voglio cambiare la mia vita”. Ecco.

Posted on giovedì, luglio 31, 2008 at 11:50AM by Registered CommenterSteppenwolf in , | Comments3 Comments | EmailEmail | PrintPrint

I quattro cantoni

Non sono solo i calciatori a stare nell’occhio del ciclone dei trasferimenti da una squadra all’altra. E non sono solo i politici a cambiare partito, destra o sinistra e colore di bandiera non appena si annunciano tornate elettorali. Non sono solo i soldi in nero a fare il giro dei conti correnti e non sono solo i manager e contrattare buoni uscita clamorosi da aziende che lasciano in altrettanto clamorose perdite né direttori di giornali a cambiare testata.

Non sono solo i dirigenti degli enti pubblici a diventare politici, poi scrittori, poi intellettuali e quindi nuovamente politici. E oltre al toto ministri di ogni tornata elettorale o crisi e verifica di governo, ora sono anche i magistrati a passare da una procura all’altra come fosse una squadra di calcio.

Siamo anche tutti noi a far girare un sacco di roba da uno all’altro mentre ci girano le palle. C’è chi gira la macchina usata, chi la moglie andata a male, chi un benzinaio con la migliore tariffa, chi un supermercato con l’offerta 5x2, chi intorno a casa tante volte per trovare parcheggio, chi su internet per vedere sempre più e saperne sempre meno, chi l’Iva. Tanto poi si sa che tra un giro e l’altro, il cetriolo sempre al legittimo proprietario torna.

Quattro persone sole non si muoveranno mai dal loro posto, salvo cambiare mano, fare come nei quattro cantoni e prendere la posizione dell’altro lasciando all’altro la propria divenuta temporaneamente libera.

Sono le quattro alte cariche dello Stato, che dopo il lodo Alfano, certamente non si muoveranno da lì per un bel pezzo. Almeno fino alla mummificazione.

Quattro assi auto-calatisi tra le mani, così, mente in Italia il gioco del poker on-line diventa legale con puntata massima imposta, i nostri capi preferiscono il più sano e redditizio rubamazzo da dividere in quattro.

Ma un mazzo così, prima o poi, glielo faremo.


(Pubbl. su Veleno Settimanale del 27/07/2008)

 

Posted on lunedì, luglio 28, 2008 at 12:56PM by Registered CommenterSteppenwolf in | Comments1 Comment | EmailEmail | PrintPrint

Ronaldo è dimagrito. Possiamo partire.

Finalmente possiamo mettere da parte le notizie trite e ritrite, le dichiarazioni, le smentite, le controsmentite e i panini dei telegiornali nazionali, e possiamo accendere l’attenzione su quello che è il vero tema caldo del momento, ovvero sapere chi vincerà il prossimo Campionato di calcio ancora prima del suo inizio.

All’Inter, ormai, si è già dato per anni. 

Per il resto sapevamo già tutto.

Sapevamo delle tangenti dei politici, così come sapevamo come si sarebbe reagito alle sacrosante proteste di piazza dei giorni scorsi. Già tutto sapevamo di cosa si sarebbe detto della miracolata Santa Gregoraci non appena fossero uscite le sue foto al mare insieme all’aitante panzone del marito. Sapevamo già tutto di Capalbio, Ponza e Formentera, in cui si vanno a bagnare le cariatidi del Ventesimo Secolo. 

Tra un po’ sapremo delle immersioni di Fini e delle scalate di Alemanno, delle regate di D’Alema e delle pedalate di Prodi che pare diretto a Santiago di Compostela.

Sapevamo già, soprattutto, del rincaro delle rate dei mutui, almeno quindici giorni prima - previo controllo sul conto corrente - di quando i giornali hanno iniziato a pubblicare la notizia. Già tutto sapevamo dell’inflazione alle stelle, almeno da qualche anno, e non perché ce lo ha detto Draghi o Trichet, ma perché alla fine del mese non si arriva già da un pezzo.

Non sapevamo invece come Berlusconi avrebbe risolto il problema della pancia crescente di Ronaldo, anche se ce lo potevamo immaginare: con il denaro. Ma non per le spese dietologiche. Semplicemente per prendere un Ronaldo ristretto, ovvero un Ronaldinho.

L’ultima cosa degna di curiosità, a questo punto, è scoprire quanto saranno aumentati i prezzi degli ombrelloni e dei lettini nella nostra località di mare.

O forse lo sappiamo già e per questo abbiamo scelto di rimanere a casa a goderci gli ultimi scampoli del calciomercato?


(Pubbl. su Veleno Settimanale del 20/07/08) 


Posted on mercoledì, luglio 23, 2008 at 03:21PM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment | EmailEmail | PrintPrint

Basta con gli insulti

È tempo di tornare a fare politica. O di andare al mare, fate voi.
Pare che il problema principale sia diventato stabilire chi fa pompini a chi. E per cosa. Invece il punto è che va bene qualunque persona in ginocchio sotto la scrivania, purché poi faccia le cose per le quali si è genuflessa.
Certo, non sarebbe pensabile mettere proprio alle Pari Opportunità una che per entrare in parlamento ha venduto i suoi servizietti. Sarebbe come aver messo al ministero dell’economia uno che ha sempre fatto gli interessi delle banche private invece che quelli degli italiani.
Sarebbe come aver fatto diventare Presidente del Consiglio uno che ha demolito lo Stato attraverso la svendita delle risorse dello Stato, ovvero dell’Iri. Sarebbe come aver fatto diventare Presidente delle Repubblica uno che insieme ai suoi amichetti di gioventù la Repubblica la voleva distruggere. Sarebbe come essere rappresentati da condannati in maniera definitiva. Sarebbe come sperare di essere informati realmente da un giornale di partito, oppure da un giornale che fa gli interessi di un gruppo commerciale. Sarebbe come aver fatto entrare in politica a curare gli interessi di tutti colui che è diventato ricco curando gli interessi propri a discapito di tutti. Sarebbe come sperare una parabola analoga a quella dell’ex segretario di Rifondazione Comunista per l’attuale presidente della Camera.
Non si tratta di realtà, ma di miraggi estivi. Oppure questa è la realtà degli ultimi vent’anni ed è uno Stato che abbia rappresentanti degni a essere solo un miraggio?
Colpa del caldo e del petrolio a 140 dollari al barile, indi dei condizionatori spenti. Per forza.

Ma in autunno torna il fresco no? In autunno crolla tutto, vero?

(Pubbl. su Veleno Settimanale del 13/07/2008)
Posted on martedì, luglio 15, 2008 at 12:03PM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment | EmailEmail | PrintPrint
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