Entries from June 1, 2007 - July 1, 2007

Dopo Finanza e Polizia chi sarà a saltare?

Dopo la Guardia di Finanza salta anche la Polizia. Almeno così pare. Tra non molto verrà la volta dei Carabinieri, poi l’Esercito, la Marina e l’Aeronautica. E la rivoluzione Prodita sarà compiuta.
Altro che Sciiti e Sauditi, e altro che l’epurazione di Berlusconi alla Rai dei bei tempi democratici che furono.
Salta il matrimonio della Falchi con Ricucci, che la carriera è ancora lunga; saltano gli scudetti uno a uno, visto che anche l’Inter comincia ad avere guai con iscrizioni ai campionati, saltano i Senatori sugli scranni perché le sedute sono interminabili e lo sfintere non gli regge e saltano pure le trattative per vendere Alitalia. Si andrà alle buste dove l’unica certa è quella di Cimoli, per ora.
Salta Funari dalla Rai, D’Alema a Ballarò e Fassino a Via delle Botteghe Oscure. Salta lo scalone e si saltano a piè pari gli scalini a Regina Coeli. Salta Capello al Real Madrid e i No-Global a Viale Vittorio Emanuele. Si saltano i tornelli negli stadi e si saltano i controlli dopo gli studi di settore. Salta l’Iraq metro dopo metro e Blair da Sua Maestà Britannica.
Salta Putin sullo scudo spaziale e Bush sull’Enterprice per venirlo a installare.
Saltano i nervi agli italiani, complice il caldo, il campionato finito e il Dpef ancora da vedere.
Solo una cosa rimane al suo posto e un’altra riesce ad andare in porto.
Bruno Vespa in seconda serata su Rai Uno e Finmeccanica che porta a casa il contratto da un fantastiliardo di dollari con il Governo Usa per fabbricare gli aeroplani.
A pagare la commessa dell’azienda di Stato saranno gli italiani, e ti pareva, i Calipari della nostra storia e gli abitanti dalle parti di Ederle.
Oppure salterà anche la base Nato?

(Pubbl. Veleno Settimanale del  24/06/07)

Posted on martedì, giugno 26, 2007 at 09:59AM by Registered CommenterSteppenwolf in | Comments2 Comments | EmailEmail | PrintPrint

Il Walter-Ego della Sinistra /2

Lo si sapeva da cinque anni almeno. Lo si sapeva ancora prima che Prodi decidesse di presentarsi come Premier alle elezioni ultime scorse.
Il candidato futuro premier del Centrosinistra sarebbe stato il radical chicchissimo Walter Veltroni. Il quale ha lavorato benissimo. Si è messo alla testa di Roma - poche grane, fuori dalla politica che conta, elezione diretta, riflettori puntati addosso come conseguenza delle meraviglie della Città Eterna - ed è stato a guardare.

Soprattutto ha scelto bene nel voler vedere passare il cadavere di Prodi innanzi a sé, prima di decidersi a raccogliere i resti dello sfacelo con l’investitura del messia che tutto sistema.
Non stupisce dunque la dichiarazione di D’Alema a Ballarò di ieri sera, né quella di Fassino di stamattina. Si tratta infatti di un cosa dovuta. Più che altro un’ultima spiaggia per cercare di recuperare il consenso che nel Centrosinistra non c’è più da un pezzo e una scialuppa di salvataggio per il costituendo Partito Democratico che appare morto ancor prima di aver visto la luce.
Ma perché Veltroni? Per un motivo semplice.

Veltroni è un volto nuovo, non ancora bruciato dalla politica vera, ed è l’unico che può dare agli elettori di Centrosinistra il motivo, peraltro unico anch’esso, per (credere di poter) scommettere una ulteriore volta sul sitema politico attuale: il volto, il contenitore.

Come sappiamo e dobbiamo tenere a mente, Veltroni, dal punto di vista politico non rappresenta nulla di nuovo, né i sistemi attraverso i quali ha avuto questa investitura sono diversi da quelli che tanto avversiamo.

Ancora una volta parte della politica italiana vuole utilizzare il mezzo del cambiamento dell’involucro per continuare a far perseverare il contenuto fasullo che andrà a contenere.

Il “sistema - lo sanno gli uomini più lucidi - non si cambia cambiando le persone, ma cambiando il sistema stesso”.

Posted on mercoledì, giugno 20, 2007 at 03:54PM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment | EmailEmail | PrintPrint

“Disoccupazione in calo”: occhio, non facciamoci prendere in giro

Il dato è questo: “disoccupazione al 6.2 per cento, mai così bassa dal 1992”.
Titolano così i maggiori quotidiani e siti di informazione tradizionali, ovvero del Main Stream Media, ovvero dell’establishment.
Come chiunque abbia la capacità e la lucidità di fruire in modo attivo dell’informazione  si accorge (e non passivamente come la maggior parte delle persone, purtroppo), la titolazione di un pezzo equivale, per il 90%, al totale del messaggio che viene recepito dal lettore.
Dunque la titolazione è fondamentale.
In questo caso, la titolazione induce a pensare che tutto vada per il meglio visto che la disoccupazione - come dato numerico - è in calo.
E qui deve entrare invece in moto il radar di chi legge in maniera attiva. Perché questa titolazione dichiara un dato vero - apparentemente positivo - che però ne nasconde un altro drammaticamente negativo. Quest’ultimo è del resto quello più importante ed è quello che deve essere preso in considerazione.
Sinteticamente: l’Istat dichiara che in questo periodo ci sono 1.556.000 unità in cerca di occupazione, mentre nello stesso periodo del 2006 erano 319.000 in più (il 17% in più).

Il punto è che questo dato non significa che quelle 319.000 persone abbiamo trovato lavoro (e bisognerebbe vedere quale lavoro) ma, molto più negativamente, significa che questo numero di persone ha rinunciato a cercarne uno. Ovvero vi è una crescita dell’area di inattività (sui media è scritto solo - e non sempre - all'interno dell'articolo, per esempio su RaiNews24).

Facciamo un esperimento: un giornalista deontologicamente corretto come avrebbe dovuto titolare la notizia?

Vi dico la mia: “Il 17% dei disoccupati, rispetto al 2006, rinuncia a cercare un posto di lavoro”

Posted on martedì, giugno 19, 2007 at 12:46PM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment | EmailEmail | PrintPrint

Prodi finge malore per andarsi a curare - e fuggire - negli States?

Ora, va bene che Pannella sono ormai anni che sta sul filo del rasoio tra urine e cappuccini, va bene le botte a Luxuria, gli svenimenti di Berlusconi come una Dolores Palumbo del sud, le lacrime della Prestigiacomo, il soffocamento di Bush e le presunte valvole mitraliche di Selva, va bene anche il fatto che tra Camera e Senato che ci scappi il morto è un fatto che sta nell’ordine delle cose vista l’età media generale, ma che Prodi non tenti neanche una fuga dal suo nuovo amico George (Berlusconi si rode dalla gelosia…) e rimanga impassibile a vedersi impalato dagli italiani è una cosa che ha dell’incredibile.
Ora, d’accordo che c’è stata la fuga dei cervelli, d’accordo pure che negli Stati Uniti una degenza costi un occhio della testa mentre qui le sirene blu per passare nel traffico tra un po’ le metteranno anche sugli scooter della consegna a domicilio delle pizze, d’accordo che lì hanno l’Air Force One in triplice copia e noi qui un pullman gran turismo però, visto l’andazzo, visto l’assedio di Berlusconi al Quirinale, il tesoretto che ormai si sono spartiti, il Partito Democratico che ormai è affossato, almeno uno sbalzo di pressione di salvataggio il Premier potrebbe anche concederselo no?
Basterebbe poco: uno sfintere arrossato, il fegato appesantito, o al massimo una otite causata dalle troppe intercettazioni telefoniche.
Anche perché il caldo sta per arrivare, l’acqua per finire e il governo per cadere. Allora, mister Prodi, perché non fingi un malore e te ne scappi definitivamente a New York?

(Pubbl. Veleno Settimanale 17/06/07)


Posted on lunedì, giugno 18, 2007 at 11:18AM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment | EmailEmail | PrintPrint

D'Alema e il Tg5: spettacolo indegno

Le dichiarazioni di D’Alema al Tg5 di ieri sera, la testata giornalistica stessa e la giornalista che ha realizzato l’intervista (l’intervista?) sono stati uno degli spettacoli più indegni del connubio politica/giornalismo degli ultimi anni.

Più indegna delle immagini della Lega di ieri al Parlamento, più indegna del dibattito di Vespa il giorno di chiusura della campagna elettorale ultima scorsa o dei balbettamenti di Marini e dei senatori durante il caso Guardia di Finanza discusso in Senato nei giorni scorsi.

Sentire D’Alema parlare di un “attacco sgangherato e immotivato” (immotivato?) e di un “reato” giornalistico, quando la pubblicazione di documenti derubricati fa parte di una legge che D’Alema stesso ha contribuito a varare, è una di quelle demistificazioni più indegne che ho avuto modo di ascoltare negli ultimi tempi.

Tanto più che, proprio in quanto perfettamente legale, è al momento in discussione in Parlamento un disegno di legge per modificare tale possibilità da parte dei giornalisti. Se la cosa fosse già illegale non ci sarebbe bisogno di modificare nulla. Invece siccome è legale - oltre che deontologicamente giusta - il Parlamento compatto - compatto! - sta votando le modifiche per evitare che delle informazioni indispensabili arrivino agli italiani.

Le dichiarazioni preoccupate di D’Alema, Amato e Rutelli, non devono preoccupare il paese, ma sono la testimonianza di una preoccupazione tutta loro. Che è giusto che abbiano perché è giusto che si conosca in modo cristallino la connessione tra politica e poteri forti. Ed è giusto che tali esponenti politici vadano a casa per sempre.

Il fatto che la giornalista del Tg5 (e di chi ha deciso di fare questa intervista) abbia utilizzato una testata giornalistica per fare in pratica un comunicato di agenzia agli italiani invece di una intervista vera e propria, è una di quelle cose che confermano ancora una volta la decadenza dell’impianto dell’informazione nel nostro paese.

Un giornalista pone domande - su una questione così delicata pone domande non concordate - non offre gli assist all’intervistato per fargli dire esclusivamente ciò che gli è più utile dire.

Durante il comunicato video di D’Alema, oltre alle tematiche relative a commenti della maggioranza, dell’opposizione e alle varie solidarietà, non c’è stato alcun riferimento al fatto. Il “fatto” non è la pubblicazione delle intercettazioni, ma il contenuto che ne risulta.

Non il fatto che D’Alema abbia detto alcune cose, ma perché le ha dette.

Indegno. Ancora una volta - se ne deduce - i media tradizionali vanno del tutto aboliti dall’informazione che si sceglie di ricevere, e ancora una volta, si deve fare esercizio di depurazione per isolare il fatto da prendere in esame dalla merda e dalla confusione di parole che gli vengono messe intorno per depotenziare la giusta attenzione degli italiani sulla portata dell’evento.

Posted on venerdì, giugno 15, 2007 at 10:44AM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment | EmailEmail | PrintPrint
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