Entries from December 1, 2007 - January 1, 2008

I Miracoli: ma chi me l'ha fatto fare?

A cercare di miracolare il prossimo?

Cioè, quale radioso manager della rivoluzione prossima ventura, io oggi lavoro. Alla mia azienda, intendo. E mentre gli altri - sempre della mia azienda - stanno a casa. Ora, qui non si tratta tanto di capire come e cosa, quanto: perché?

Mi spiego: all’inizio fu “faccio tutto per voi perché io un lavoro lo ho, ergo appena la cosa funziona i primi soldi li giro a voi, che io i ggggiovani li voglio aiutare davvero”.

Oggi invece, oltre a essere andata esattamente così, c’è qualche inevitabile riflessione in più. Riflessione che ruota soprattutto intorno a un concetto. Questo: ma chi me lo fa fare a scappare da un ufficio all’altro per sanare le falle, essere attento e responsabile di tutto, quando neanche una telefonata di appoggio esterno mi viene fatta?

La risposta ruota attorno a un dilemma più grande, che cercherò di risolvere nei prossimi giorni davanti al caminetto acceso. Per ora, sic!, scappo di là, che la WebRadio pare essersi spenta e certamente, oltre me, dei miei non se ne è accorto nessuno, come se (come se…) non gliene importasse un kaiser. Solo che io corro a ripristinare il tutto, a farlo funzionare, con la responsabilità di dover pagare gli stipendi a fine mese. E vabbé.

Posted on venerdì, dicembre 28, 2007 at 10:48AM by Registered CommenterSteppenwolf in | Comments3 Comments | EmailEmail | PrintPrint

Campagna acquisti Speciale

Per forza. Altrimenti come si vincono le elezioni?

Dunque non sono bastati 20 miliardi (nostri) a Prodi (per uso personale) per fare spesa al Senato e assicurarsi un altro po’ di Governo.

La nemesi è che molti di quei miliardi sono provenuti proprio dal recupero del sommerso da parte della Guardia di Finanza, che ora però… ritorna al Cavaliere…

Altro che Ronaldo e Pato… 

Ma che paese è questo?  

Posted on martedì, dicembre 18, 2007 at 09:57AM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment | EmailEmail | PrintPrint

Pompini (titolo off topic...)

Finalmente ho capito, forse, il motivo per il quale Beatrice Borromeo affianca Michele Santoro alla conduzione di Annozero. Ma per ora lo tengo per me.

L’ho capito leggendo il suo curriculum sull’ultimo numero di MicroMega (sì, ora la lucida Borromeo scrive anche su MicroMega).

Riporto testualmente così che tutti possano farsi una opinione (ove ce ne fosse ancora bisogno).

“Beatrice Borromeo - Studia giurisprudenza ed economia all’università Bocconi. Dal settembre 2006 collabora con Michele Santoro alla trasmissione televisiva Annozero dove cura la sezione dedicata ai giovani.”

Punto.

Come si evince, pertanto, la giovane che conduce la sezione giovani di Annozero, quella, per intendersi, che parla di precariato, difficoltà a trovare lavoro eccettera eccetera eccetera… ha fatto la gavetta per anni, è passata da giornali e televisioni di provincia e poi regionali, si è consumata le suole a imparare il mestiere e quindi è approdata, dopo intensa e rigida selezione, a Raidue.

Poi c’è qualcuno che ancora si stupisce delle domande ripetute e pappagallo e provate chissà quante volte davanti a uno specchio, degli impuntamenti e della ritmica non proprio ortodossa… 

Posted on sabato, dicembre 15, 2007 at 07:10PM by Registered CommenterSteppenwolf in | Comments7 Comments | EmailEmail | PrintPrint

Luttazzi, Ferrara, Adinolfi, le smagliature e i blogger italiani

Da Adinolfi che cita Ferrara (su Repubblica) sul caso Luttazzi.

“C’è di mezzo un elemento, che è centrale nella riflessione di Ferrara: il denaro”.

Tutto passa attraverso il paradosso di Lenny Bruce, piegato alla strana guerra per bande della televisione nostrana. Scrive l’Elefantino: “Vogliono tutti fare Lenny Bruce, ma non vogliono vivere e morire nella gloria dell´outsider emarginato, alcolizzato e cirrotico, vogliono farlo con l´assistenza pubblica e privata del mercato televisivo per famiglie, possibilmente in prima serata, e con l´ulteriore assistenza del mercato della politica, che li fa deputati al primo segno di martirio. Ricchi e potenti perché liberi”. E ancora: “La tv, come i giornali, è uno spazio in cui gli editori investono, e giornalisti e artisti praticano quello spazio contro pagamento di una mercede e devono praticarlo conoscendone i confini, sapendo, come dico da anni, che la loro libertà è relativa, che sono tecnicamente indipendenti ma sono dipendenti in senso stretto o soggetti, quando lavoratori autonomi, a un rapporto coordinato e continuativo che ammette la possibilità contrattuale di essere sciolto da chi investe e paga e ha il problema, non commerciale ma anche commerciale, di tutelare la propria identità di fronte al pubblico e agli inserzionisti”.

Aggiungo che c’è di mezzo un altro elemento: a Ferrara è sfuggito qualcosa. Il che è una notizia sia se la cosa gli è sfuggita sul serio sia se la cosa se la è lasciata sfuggire.

La cosa è la seguente: la libertà sui media tradizionali non esiste. Per nessuno.

E tanto per essere chiari: l’editore, nel caso specifico, ha avuto il solo problema di tutelare Ferrara. Non gli inserzionisti, non il pubblico. Il pubblico di Decameron non è quello da soap opera o reality. Però il programma funzionava. Ben  oltre il pur ottimo Otto e Mezzo. I risultati lo dimostrano. E lo dimostra il fatto che a essersi levati a paladini della “buona satira” - guarda caso - sono stati solo quelli ai quali è imposto di non superare i confini perché dipendenti del sistema di tv e giornali. Tra i blogger, tra i frequentatori di Decameron, non s’è levato nulla se non sdegno. O quasi.

Come dice giustamente Adinolfi, cogliendo il ragionamento di Ferrara, il punto è la libertà che qui (sui blog) esiste e lì (sui media tradizionali) no. Si dovrebbe esportarla questa libertà, proprio su quei media che liberi non sono. E se - legittimanente - non ce lo lasciano fare, allora si può esercitare la libertà in altro modo: spengendo quei media. Semplicemente non guardandoli.

Ora, è evidente che la prima ipotesi sia quella da perseguire, almeno fino a che ci sarà qualche spiraglio di poter far fare ai media tradizionali un cambio di passo. Invece in Italia i blogger stanno fallendo miseramente - e tornerò presto sulla cosa - proprio perché sono gli attributi che mancano ai blogger stessi.

Esclusi quelli che utilizzano questo strumento per cento mila altre cose, e riferendomi solo a quelli che in un modo o nell’altro hanno qualche ambizione e volontà di entrare nel dibattito pubblico, ebbene non si può che verificare il fatto di un tentativo mal riuscito di copiare i media tradizionali, e non di suscitare il processo inverso.

Guarda caso - ma a questo punto ci si chiede: è solo apparenza? - proprio La7 ha aperto una sezione blog data in mano a blogger…

Insomma, qui si ha l’impressione che l’editto bulgaro ci sia stato, eccome. Altro che inserzionisti e pubblico (che erano entrambi felici e contenti - seppure per motivi diversi - di Decameron).

Clamoroso autogol di La7, pertanto. Che fino a ora - quanto meno - aveva mascherato ad arte il fatto di non essere libera (esattamente come gli altri media) proponendosi per quello che in realtà non è.

Insomma, passata la serata in discoteca, dove lei sembrava una gran fica, di domenica mattina si sono svelate tutte le rughe e le smagliature.

(per inciso: a me Decameron non piaceva affatto) 

Posted on martedì, dicembre 11, 2007 at 02:52PM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment | EmailEmail | PrintPrint

Anche la Reuters "scivola" sulla pubblicità

Nuovo modello di business per i giornali:

"La Reuters ha firmato un accordo con l'International Herald Tribune: l'agenzia fornirà articoli al giornale internazionale e sarà pagata non con un abbonamento ma con una quota della raccolta pubblicitaria".

Così scrive Luca De Biase. Così avviene. Così cambia il mondo: se fino a ora avevamo assistito a una "commercializzazione" dei contenuti sui quotidiani - on line e non - adesso accade una cosa che sposta ulteriormente verso il basso quello che dovrebbe essere l'informazione stessa.
Se fino a ora - considerato il modello di business del quotidiani - era la pubblicità la prima fonte di revenue (e dunque creare contenuto il più adatto possibile a ospitare sullo stesso giornale la pubblicità) il fatto che anche una agenzia di stampa sia legata a doppio maglio ai proventi della pubblicità, la dice lunga. La dice lunga, naturalmente, sul metodo e sul merito delle notizie stesse.
La domanda è la seguente: cambierà il taglio e la scelta delle notizie anche della agenzia di stampa per attrarre pubblicità o no?
E ancora: vogliamo convincerci o no che se il modello di business dell'informazione continua a essere legato al mondo pubblicitario (e ora, come si vede, anche di più) ci si allontana sempre di più da quello che l'informazione dovrebbe essere?

Posted on martedì, dicembre 11, 2007 at 10:10AM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment | EmailEmail | PrintPrint
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