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Latouche: "Lo sviluppo è sempre insostenibile"
Parla l'economista "eterodosso" francese , fondatore del Movimento antiutilitarista Latouche: "Lo sviluppo è sempre insostenibile" Sin dagli anni Settanta l'economista "eterodosso" Serge Latouche constata il fallimento del progetto occidentale di sviluppo in Africa. Nel 1981 fonda con Alain Caillé il "Mauss" (Movimento Antiutilitarista nelle Scienze Sociali). Oggi non risparmia le sue critiche a chi vorrebbe aggiungere una dimensione etica all'economia senza metterne in discussione i fondamenti. E loda l'Argentina per aver ripudiato il debito. Il suo ultimo appello consiste nel "decolonizzare l'immaginario" - come recita il titolo del nuovo libro pubblicato in italiano da Emi - da concetti come "progresso" e "sviluppo", compreso lo "sviluppo sostenibile"...
Liberazione ...tardiva (da accodati, come molti del resto...)
Teoria del partigiano
«Dovunque ci siano partigiani bisogna combattere alla partigiana» ordinava incollerito Napoleone a uno dei suoi generali: parole che, precorrendo l'esasperazione di certi militari e politici dei nostri giorni, esortavano a rispondere al terrore con il terrore. Era il 1813, e da ormai cinque anni, in Spagna, la guerriglia spontanea che la popolazione conduceva un po' dappertutto contro l'esercito dell'invasore francese si era rivelata spesso capace di tenere in scacco la più imponente e perfezionata macchina militare dell'epoca.
Napoleone e i suoi contemporanei non potevano saperlo, ma con quei guerrilleros aveva fatto irruzione sulla scena della storia la figura che ne avrebbe rivoluzionato il corso. E di questa figura l'analisi tuttora più stringente è quella che Carl Schmitt sviluppa nel 1962 in Teoria del partigiano. Dove anzitutto precisa concettualmente, unendo il rigore del giurista alla penetrazione del filosofo, i caratteri distintivi del combattente «irregolare», ossia di colui che si è posto al di fuori dell'inimicizia convenzionale della guerra controllata e circoscritta tra Stato e Stato per trasferirsi in un'altra dimensione, quella dell'annientamento.
Muovendo dunque dal remoto progenitore spagnolo, Schmitt illustra l'inarrestabile evoluzione del «guerrigliero»: dal patriota prussiano antinapoleonico (che ispirerà a von Clausewitz la celebre, insuperata definizione della guerra come «continuazione della politica») al rivoluzionario di professione di Lenin alla «nazione in armi» di Mao; dalla resistenza durante la seconda guerra mondiale al duplice terrorismo nell'Algeria ancora francese alla guerriglia vietnamita. E profeticamente delinea scenari oggi più attuali che mai, facendo di Teoria del partigiano un testo indispensabile per capire il presente - che appare sempre più caratterizzato da quella che Schmitt chiama, con una formula definitiva, «l'inimicizia assoluta».
Traduzione di Antonio De Martinis
Con una nota di Franco Volpi
Piccola Biblioteca Adelphi maggio 2005 pp. 140
A.A.A. Fronte Umanistico cercasi
Il partito del Papa è un partito di ritorno. Ritorno a un “senso” delle cose. Ma il dato più interessante non è nella religione in sé, quanto piuttosto il fatto che si senta il bisogno di ritornare alla religione per trovare motivazioni “ulteriori” rispetto a quelle anemiche proposte dall’etica attuale.
Vicepremier del Vaticano
Adesso che la Chiesa non è più sedevancantista, l’Unto del Signore può
sfoltire la sua agenda d’impegni e dedicarsi esclusivamente ai fattori
laici della guida del Paese, ossia al Governo.
Il suo vicepremier in Vaticano, Joseph Ratzinger, ha assunto quasi
tutti i poteri e Berlusconi si è potuto quindi prendere la sua parte di
attenzioni facendo, a bocce cardinalizie e mediatiche ferme, quanto
avrebbe dovuto già giorni fa: dare le dimissioni.
Il primo rimpasto di governo, il primo giro di poltrone, il Presidente
del Consiglio lo ha iniziato dunque facendo eleggere uno dei
rappresentanti più alti della Dottrina Sociale della Chiesa, sortendo
l’effetto calmierante sulle pretese di Follini, Casini, e compagnia
democristiana cantando.
Adesso, con la nuova autorevole benedizione, Berlusconi può dunque
risorgere come un tempio, in appena tre giorni di consultazioni da
Ciampi, e quindi andare a far toccare la calvizie rivificata proprio a
San Tommaso Prodi, che non crederà comunque ai suoi occhi.
Pubblicato su Veleno - inserto del quotidiano Linea - del 24/04/2005
Il Manifesto di Fini (Massimo)
Pubblico il Manifesto di Massimo Fini, che è un giornalista e saggista di grande talento. E il suo talento è dimostrato dal fatto, se ce ne fosse bisogno, che i suoi libri raggiungono cifre di vendita ragguardevoli (inteso per il mercato italiano…) anche senza il gran chiasso mediatico che viene invece creato attorno ad altre pubblicazioni. Fini è infatti oscurato e neutralizzato dalla maggior parte dei quotidiani e dai media più diffusi. Si tratta di un giornalista “eretico”, fortemente anticonformista e, soprattutto, assolutamente ingovernabile. Non stupisce dunque che le sue idee vengano spesso “censurate” con la pratica del silenzio oppure con la censura vera e propria (come quella della Rai in merito al suo programma Cirano).
