Entries from August 1, 2008 - September 1, 2008

Lista dei sogni

La cosa più difficile del sognare è re-imparare a farlo dopo che per anni ti hanno reso la vita difficile per farlo.

Cioè: è difficile depurarsi di tante stronzate, frustrazioni, stanchezze e velocità inutili per poter finalmente avere tempo, calma, energia, lucidità e spirito adatto a sognare. Ergo: prima cosa, fermatevi e riposatevi. Nulla può accadere. Avete tutto il tempo che volete (se quello che volete è davvero ribellarvi e cambiare) per ritrovare il mood adatto a sognare e giungere a un obiettivo fondamentale.

L’obiettivo è questo: ri-scoprire cosa vi piace fare, cosa vi emoziona. Riscoprire chi siete e cosa volete.

A me è servito tanto tempo: prima ero troppo incasinato e troppo inserito in questo meccanismo infernale. Era come se mi si fosse atrofizzata la capacità di emozionarmi, di desiderare, o cose del genere insomma ci siamo capiti.

Poi a un certo punto, dopo un bel po’, ho cominciato a riconoscermi e a riconoscere chi sono, cosa voglio, e cosa mi piace. E ho incontrato nuovamente alcune voglie che avevo e che per un verso o un altro avevo messo da parte sperando (erroneamente) che avrei trovato tempo e risorse attraverso il lavoro, per poterle fare in seguito. Errore clamoroso: la maggior parte di queste posso farle subito. Dunque devo. Perché aspettare? Aspettare cosa?

Insomma a un certo punto mi sono ricordato che per un motivo o un altro, oppure senza motivo ma semplicemente perché sì, una volta avevo pensato (o sognato) di:

  • imparare il Francese
  • scrivere i tre libri che ho in mente
  • scrivere e mettere in scena almeno uno dei due spettacoli che ho in mente (anzi no: tutti e due. Perché no?)
  • passare un po’ di tempo in un monastero
  • fare la transiberiana
  • imparare ad andare a vela oltre che continuare a pilotare aerei
  • viaggiare per piacere e non per lavoro
  • fare un format audiovisivo un po’ strano
  • fare un format audiovisivo stranissimo
  • riprendere a fare uno sport seriamente
  • dirigere un giornale non conformista
  • re-iniziare a studiare il violoncello e riprendere in mano il sax
  • ricominciare a ballare il tango
  • imparare a parlare fluentemente il latino
  • riprendere a dipingere
  • riprodurmi: voglio fare (almeno) un figlio
  • veder crescere mio figlio (e non lavorare per pagare la baby sitter che lo vedrà crescere al posto mio)
  • organizzare un circolo culturale 
  • saper fare un orto

E soprattutto: riprendere a studiare. Non so un cazzo, infatti. O quasi. So qualche cosa di alcuni argomenti, ho qualche migliaio di libri ma sono anni che voglio riprendere tre tipi di studio: filosofia, storia e arte. E se ce la faccio anche architettura e antropologia. Ma queste ultime due dopo le prime tre.

Ecco, cosa diavolo sto aspettando? E soprattutto, ci vuole un piano.

Ordine, dunque. Ma domani: adesso ho altro di meglio da fare.

Posted on mercoledì, agosto 6, 2008 at 12:18PM by Registered CommenterSteppenwolf in | Comments9 Comments | EmailEmail | PrintPrint

Le mie giornate (come proverò a fare che siano)

Innanzitutto proverò a eliminare il più possibile le cose che non vanno. Non vanno nel senso che mi stanno sulla palle (si può passare la vita a fare tante cose che stanno sulle palle? No: e infatti questo è il primo motivo della mia scelta di ribellione).

In secondo luogo proverò a fare il più possibile tutte le cose che mi sento di voler fare (si può passare una vita a non fare ciò che invece ti piacerebbe fare? No: e questo è il secondo motivo della mia scelta di ribellione).

Ma andiamo con ordine.

  • Non avrò più una sveglia e mi sveglierò solo quando i miei occhi si apriranno come due pop-corn, ovvero solo quando avrò smesso di sognare o di fare altre cose… insomma, deciderò da me quando svegliarmi e non sarà un rumore metallico a farlo per ricordarmi che c’è qualcuno che mi aspetta per un certo orario in un certo luogo. Il che comporta finalmente la possibilità, la sera, di fare il cavolo che mi pare sino all’ora che mi pare (anche ora è così, ma poi la mattina è un dramma a svegliarmi, così come è un dramma andare al lavoro mentre invece vorrei dormire ancora). Invece adesso decido io in base a quello che voglio fare io senza pagare dazi. Banale? Forse. Ma tant’è. E pure se è una cosa banale, mi pare che il 99% della gente, a questa cosa, rinunci.
  • Non subirò più il traffico della mattina né quello della sera. Il che significa riappropriarsi di qualche ora al giorno fino a ora buttata a soffrire. Pare poco in una giornata di sole 24 ore e in una vita intera? (Per non parlare dello stress e dell’intima soddisfazione di sapere che la maggior parte delle altre persone sono incazzate di brutto tra automobili, traffico, semafori o metropolitane e autobus con l’occhio sull’orologio mentre io nella peggiore delle ipotesi sto ciabattando dentro casa a leggere i giornali che il mio portiere mi ha consegnato dietro la porta di casa oppure ancora dormendo oppure a fare il cavolo che mi pare)
  • Non avrò più un deficiente stressato a dirmi cosa devo o non devo fare né i suoi figli o i suoi nipoti catapultati senza alcuna capacità o merito ai piani dirigenziali di una azienda: con divisa e riscatto sulla vita da scaricare sui propri dipendenti
  • Non prenderò più il caffè alla macchinetta puzzolente né andrò al bagno in una latrina né mangerò un panino asfittico di corsa all’ora di pranzo (anzi, l’ora di pranzo, probabilmente e per la prima volta ogni giorno od ogni volta che mi pare, sarà seguita da una clamorosa pennica pomeridiana mentre la maggior parte degli altri sbatte la testa sul computer, al lavoro, cercando di non addormentarsi ascoltando Fiorello)

Questo è certamente quello che non farò più, ma conto di scoprire anche altre cose, che forse adesso sono ancora troppo preso da queste catene e dunque molte altre cose probabilmente le scoprirò strada facendo, anzi, strada vivendo, del che, vi terrò aggiornati.

Mi rendo conto che questi sono tutti benefit che provengono da una unica rimozione: il posto di lavoro con orario e luogo fisso.

Ora si tratta di capire: quanto solo queste cose possono influire sulla mia qualità della vita?

E ancora di più, adesso, si tratta di capire cosa finalmente farò dopo aver rimosso tutta questa merda.

Il punto infatti è che i benefici più importanti non sono, evidentemente, quelli che ho scritto, ma altri…

Al tempo. Oggi ho fatto anche troppo. Domani, se mi andrà di farlo, altrimenti nei giorni seguenti, vi racconterò il resto. Che è - secondo me - il meglio.

Posted on mercoledì, agosto 6, 2008 at 11:45AM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment | EmailEmail | PrintPrint

Il dopo (come sarà)


Anche se prima, per un po’ avrò bisogno di questo…

Posted on mercoledì, agosto 6, 2008 at 11:17AM by Registered CommenterSteppenwolf in | Comments2 Comments | EmailEmail | PrintPrint

Il prima

Posted on mercoledì, agosto 6, 2008 at 11:16AM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment | EmailEmail | PrintPrint

Una volta che hai chiaro in mente il tutto, si deve agire

Per forza.

Facciamo due conti: la pensione non la percepirò, probabilmente mi troverò a vivere in un mondo molto diverso da quello attuale e soprattutto mi pentirò amaramente, in futuro e se non avrò cercato almeno di cambiare strada, di non aver seguito cosa mi emoziona. Per cosa poi? Poca roba, in fondo e come ho (personalmente) dimostrato.

Come mi sentirò, cosa avrò ottenuto, come sarò tra uno, cinque o dieci anni se non avrò seguito cosa mi emoziona?

E insomma come ho già scritto giorni addietro: l’inazione ha un prezzo troppo, troppo alto.

Naturalmente arrivare a prevedere quanto ho scritto necessita di molto lavoro di spurgo dalle stronzate che ascoltiamo, leggiamo e vediamo ogni giorno, oltre a una buona biblioteca. Insomma bisogna selettivamente eliminare tutto ciò che inquina e non permette la nostra capacità di riflessione e giudizio. Cosa difficile a farsi, ma indispensabile - e anche avvincente, a dire il vero - se il cambiamento è ciò che si sente intimamente e se ciò che si vuole fare è agire in conseguenza invece di sonnecchiare senza (almeno cercare) di concludere qualcosa mentre la vita passa più o meno inutilmente.

A un certo punto, detto tutto questo, si ha ben chiaro in mente cosa non va e dunque si devono “cambiare le carte” (Cit.).

Cambiare il mondo nel quale si vive, almeno sul momento e rapidamente, non si può. Ergo c’è un’altra sola strada: cambiare noi stessi.

Meglio: non esistono ricette magiche (o sì?) ma una sana presa di coscienza.

E per attuarla, basta mettere a fuoco una sola cosa: cambiare i presupposti.

Altrimenti detto: diverso è meglio, se è più divertente e più efficace.

Ancora di più: se è più probabile che porti all’obiettivo (almeno un po’, rispetto alla certezza che ciò che si sta facendo, all’obiettivo non porterà mai).

Dunque: agire. Come? Lo vedremo passo passo.

Posted on mercoledì, agosto 6, 2008 at 10:43AM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment | EmailEmail | PrintPrint
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