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Entries from August 1, 2005 - September 1, 2005
Sapore di Sale
Il sapore del sale è una fragranza ben diversa da quella prettamente
gustativa. Non si assorbe attraverso le papille ma grazie alla
nostalgia dolce dei ricordi dell’infanzia. E non solo.
E non ha il sapore dell’alimento quanto il profumo di una sostanza
composta. Come Patrick Suskind ne “Il profumo”, in cui il protagonista
sapeva ricordare l’essenza di tutte le cose, il personale sapore di
sale richiama ai sensi tutte le cose che da essi sono state filtrate e
cristallizzate per sempre nella nostra memoria di quelle estati libere.
Se lasciamo passare la luce attraverso il prisma della sua consistenza
materiale, escono fuori i colori che coinvolgono tutti i sensi che ci
sono esplosi in quel tempo del sogno reale.
Il sapore di sale porta con sé quello della pineta bagnata in cui ci
siamo rifugiati sotto a un temporale estivo, quella nella quale ci
siamo coperti con l’asciugamano della spiaggia offrendo riparo al primo
corpo di ragazza…
Il sapore di sale porta con sé quello di un dondolo in giardino, della sabbia fra i piedi e dei ghiaccioli arcobaleno.
Porta con sé la schiuma del mare e la sponda del nostro primo bacio.
Il canto delle cicale e l’elettricità delle lucciole nelle notti
tiepide. Porta la sensazione dei maglioncini di cotone sulla pelle e il
bagliore delle scarpe bianche sulle caviglie dorate.
Sa di tormentoni sempre troppo urlati e della canzone, della nostra
canzone. Di quella canzone del tempo che ci ricorda il nostro primo
indimenticabile tempo. Quella canzone del sale è il ritmo del nostro
primo amore, di quando scoprimmo il battito del cuore, la meraviglia di
un seno adolescente e la dolcezza di un gesto semplice per portare i
capelli lunghi dietro le spalle.
Il sapore di sale conserva in eterno il profumo delle nostre estati
serene. Sa di pino, di sabbia, di abbronzante, di conchiglie raccolte
la mattina e di legna bruciata nel falò della sera. Sa di chitarre al
buio, di brace, di passeggiate allontanati dagli altri con la mano in
un’altra mano per andare a scoprire il desiderio. Sa di corse al faro e
ripari dietro barche rovesciate. Sa di vele lontane e di docce fredde e
dolci. Sa di rumore di bagnanti e di riparo d’ombrellone. Sa di riviste
estive e di romanzi che ci hanno cambiato la vita.
Ricorda la sabbia fresca al tramonto, le interminabili serate a
scegliere magliette leggere da indossare per le notti limpide sui
lungomare.
Il sapore di quel sale ricorda i meriggi al riparo dalla controra
riempiendo diari personali di cuori disegnati, di amori palpitanti e
speranze inconfessabili, di ventre in subbuglio e gambe molli per uno
sguardo colto dalla velocità di un motorino al di là delle siepe di un
giardino.
Il sapore del sale porta con sé quello del marmo arroventato dal sole e
dei muri bianchissimi e accecanti di ville aperte per contenere i sogni
estivi.
Sa di quelle estati lunghissime in cui nulla era ancora accaduto, in cui nulla mai credevamo sarebbe accaduto.
Quel sapore cicatrizza la ferite di un’adolescenza finita sempre troppo
presto, ma a differenza della moglie di Lot trasformata in statua di
sale per essersi voltata indietro a vedere la distruzione di Sodoma, è
quel sapore a cui dobbiamo ricorrere per volgerci a un passato che
invece noi possiamo celebrare. Qual passato che è possibile far
rivivere, nella circolarità della sua compresenza in noi, ogni momento
in cui vorremo davvero ritrovare la leggerezza del cielo e del mare
delle mattine estive che risiedono dietro le nostre palpebre pigre.
Quel sapore scivola dentro tutti gli angoli della nostra memoria, fra i
tavoli di un pergolato del bar sulla spiaggia e dentro la fessura del
gettone del juke-box. Scivola dentro le borse colorate, s’insinua nei
pareo, nelle facce bagnate dall’anguria e nelle rughe di chi voleva
venderci cocco, tappeti o improbabili orologi mentre il tempo per noi
proprio in quell’istante era impareggiabilmente fermo per sempre.
Quel sapore di sale è ancora là, dietro poche curve della nostra storia
quotidiana, solo qualche kilometro metafisico oltre, nascosto appena
dagli ultimi impegni prima di chiudere gli uffici per aprirci alla
stagione più bella della nostra vita.
Lo sputo in faccia
Lo scatarro è mio e lo gestisco io!
È passata in secondo, terzo, forte quarto piano. Anzi, questa notizia –
relativa al nostro “personale Pil” - non è passata affatto eppure ciò
che porta con sé potrebbe aprire degli scenari inquietanti. Ma andiamo
con ordine.
Mentre siamo lobotomizzati dai problemi di primarie e secondarie,
mentre ci attendiamo da un momento all’altro il nuovo copricapo di
Berlusconi in sostituzione della bandana dello scorso anno, e
soprattutto mentre aspettiamo impazientemente il lancio del tormentone
musicale estivo che quest’anno tarda più del solito, ci passano sotto
il naso proposte e leggi che cambieranno del tutto il nostro modo di
vivere.
Innanzitutto l’egemonia culturale della sinistra sta per finire con la
collaborazione coatta delle Poste Italiane: i libri di testo per il
prossimo anno verranno recapitati a casa da un “Distributore Unico
delle Coscienze”, di proprietà Rcs, precisamente la Bol (sito di
vendita libri on-line della Mondadori).
La S.I.L.V.I.O, cioè il “Sistema Informatico Livelli Virtuali di
Integrazione Operativa” – mai acronimo fu così forzato ed esplicativo -
collegato con le Poste Italiane (collegate a loro volta con la Banca
Mediolanum collegata a sua volta a Silvio stesso proprietario a sua
volta di Mondarori e-il-cerchio-è-chiuso…) farà recapitare,
direttamente a casa di chi lo vorrà – mediante massiccia campagna
pubblicitaria promossa e pagata da noi stessi, cioè dalle Poste
Italiane per promuovere il servizio dell’editore di riferimento
posseduto dal Presidente del Consiglio di riferimento eccetera eccetera
eccetera… i libri scolastici di testo. In una parola: grande favore
alle famiglie italiane. E in un’altra parola: grande favore al
Presidente del Consiglio…
Insomma funziona un po’ come l’Iva: io la scarico a te, tu a un altro,
quindi l’altro a un altro e così via fino che alla fine dell’anno ti
chiama il commercialista per dirti che te la hanno nuovamente passata a
te. Ma siccome la mano è scaduta: il banco in perdita tocca sempre a te
a pagarlo.
E un giro vizioso quasi analogo accade anche a livello internazionale.
La notizia più grossa, infatti, come dicevamo è relativa al fatto che
in virtù delle leggi speciali in via di promulgazione in seguito del
terrore diffuso dagli attentati terroristici in seguito alla risposta
americana all’attacco delle torri gemelle in seguito alla politica
imperialista statunitense e in seguito alla guerra ad Afghanistan e
Iraq ed eccetera eccetera eccetera… insomma, in virtù di questo “giro”,
verranno registrati e inseriti, in una Banca Dati Mondiale, i Dna di
tutti i cittadini dell’impero mediante il prelievo della saliva. Tanto
per essere sicuri che non siamo criminali, dicono.
Ora, al di là del fatto dell’innegabile soddisfazione del poter
finalmente sputare in faccia a questo sistema, resta comunque il dubbio
che a essere consegnato a una Banca Mondiale non è tanto un piccolo
risparmio da far sperperare al Tanzi di turno, né un’ipoteca su una
casa che si finirà di pagare nella prossima vita e tanto meno il Codice
Fiscale ma – occhio – il nostro unico personalissimo Codice Genetico.
Chiaro? Il Codice Genetico.
Ma, se alle speculazioni finanziarie e ai crac, ormai i cittadini hanno
fatto l’abitudine, adesso, con l’eugenetica dietro l’angolo, consegnare
a una Banca Mondiale – gestita dai più grandi traficconi del pianeta -
come fossero azioni o obbligazioni, non dico due lire due, ma il
proprio Codice Genetico, è una cosa che sì, insomma, inquieta non poco
e …fa asciugare la gola. Appunto. O quanto meno dovrebbe.
Un giorno potremmo incontrare un altro noi stessi per strada, frutto di
speculazione genetica o di interessi maturati dalla Banca Mondiale
oppure potremmo essere contattati da un Promotore Genetico che vuole
rivenderci il nostro Codice perché altrimenti lo acquista un altro e lo
utilizza e magari se così fosse potremo essere accusati di qualcosa che
ha fatto l’altro noi al posto nostro.
Fantascienza? Siamo sicuri?
Ho una proposta: preleviamo per primo il Codice Genetico di Bush e
facciamogli sapere che la Banca Mondiale Popolare dei Cittadini lo ha
tra le mani…
Pubblicato sul quotidiano Linea - supplemento Veleno - del 31/07/05
