Il dopo (come sarà)


Anche se prima, per un po’ avrò bisogno di questo…

Posted on mercoledì, agosto 6, 2008 at 11:17AM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment | EmailEmail | PrintPrint

Il prima

Posted on mercoledì, agosto 6, 2008 at 11:16AM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment | EmailEmail | PrintPrint

Una volta che hai chiaro in mente il tutto, si deve agire

Per forza.

Facciamo due conti: la pensione non la percepirò, probabilmente mi troverò a vivere in un mondo molto diverso da quello attuale e soprattutto mi pentirò amaramente, in futuro e se non avrò cercato almeno di cambiare strada, di non aver seguito cosa mi emoziona. Per cosa poi? Poca roba, in fondo e come ho (personalmente) dimostrato.

Come mi sentirò, cosa avrò ottenuto, come sarò tra uno, cinque o dieci anni se non avrò seguito cosa mi emoziona?

E insomma come ho già scritto giorni addietro: l’inazione ha un prezzo troppo, troppo alto.

Naturalmente arrivare a prevedere quanto ho scritto necessita di molto lavoro di spurgo dalle stronzate che ascoltiamo, leggiamo e vediamo ogni giorno, oltre a una buona biblioteca. Insomma bisogna selettivamente eliminare tutto ciò che inquina e non permette la nostra capacità di riflessione e giudizio. Cosa difficile a farsi, ma indispensabile - e anche avvincente, a dire il vero - se il cambiamento è ciò che si sente intimamente e se ciò che si vuole fare è agire in conseguenza invece di sonnecchiare senza (almeno cercare) di concludere qualcosa mentre la vita passa più o meno inutilmente.

A un certo punto, detto tutto questo, si ha ben chiaro in mente cosa non va e dunque si devono “cambiare le carte” (Cit.).

Cambiare il mondo nel quale si vive, almeno sul momento e rapidamente, non si può. Ergo c’è un’altra sola strada: cambiare noi stessi.

Meglio: non esistono ricette magiche (o sì?) ma una sana presa di coscienza.

E per attuarla, basta mettere a fuoco una sola cosa: cambiare i presupposti.

Altrimenti detto: diverso è meglio, se è più divertente e più efficace.

Ancora di più: se è più probabile che porti all’obiettivo (almeno un po’, rispetto alla certezza che ciò che si sta facendo, all’obiettivo non porterà mai).

Dunque: agire. Come? Lo vedremo passo passo.

Posted on mercoledì, agosto 6, 2008 at 10:43AM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment | EmailEmail | PrintPrint

Non c'è spazio: e manca pure l'aria

Dopo la fine della prima e l’aborto della seconda, la Terza Repubblica - che repubblica non è, considerati i vari lodo Alfano e altre quisquilie… - passerà alla storia come la Repubblica degli esuberi.
Circa cinque mila sono quelli di Alitalia, cosa che si sapeva da almeno venti anni, qualche centinaio di migliaio sono quelli dei clandestini, così come quelli che percepiscono - ancora per poco, pare - una pensione sociale. Diversi milioni di persone sono in esubero per le centinaia di migliaia di aziende in crisi nel nostro paese e almeno altrettanti sono in esubero rispetto alle capacità delle nostre carceri.
Nei supermercati c’è merce in esubero, che qui non rimane un euro che sia uno neanche per comperare il pane, così come in esubero sono i posti vuoti sugli aerei di linea che non siano quelli low cost (anche questi, ancora per poco). Non parliamo di esuberi in tema pensionati e di colf per servizietti di vario tipo.
In esubero sono le mignottelle da sistemare in parlamento così come gli aspiranti sottosegretari. In esubero sono i comuni e le province e - da sempre - le arance prodotte in Sicilia. In esubero sono i giornali nelle edicole e libri nei supermarket del trash. In esubero conduttori e conduttrici sulla via del botulino di ritorno così come i canali inutili di di Sky, in esubero sono gli attaccanti dell’Inter (e i centrocampisti, e i difensori, e i portieri, i mediani e gli arbitri comperati) così come in esubero gli scudetti indebiti vinti dalla Juventus (e questo da sempre).
L’unica cosa che non esubera è lo stipendio degli italiani, ma ancora di più la rabbia che non riesce mai a convertirsi nella rivoluzione che ci vorrebbe - esercito o meno in piazza. Del resto, se pizzerie, stabilimenti, traghetti e la Salerno-Reggio Calabria sono sempre pieni vuol dire che tanto male poi non si sta.
O stiamo solo esorcizzando l’esubero del mondo?

(Pubbl. su Veleno Settimanale del 03/08/2008)

Posted on martedì, agosto 5, 2008 at 03:21PM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment | EmailEmail | PrintPrint

Partiamo dal nodo cruciale: la paura più grande

Cosa potrà mai accadere?

Facile: prendete un foglio e una matita e descrivete lo scenario peggiore che potrebbe capitarvi (naturalmente collegato all’aspetto lavorativo-economico) lasciando il lavoro che fate adesso.

Così ho fatto io.

E lo scenario peggiore sarebbe quello di poter acquistare meno oggetti.

Se proprio dovesse andare tutto male, ma proprio tutto, il massimo che potrebbe capitarmi sarebbe quello di perdere la possibilità di acquistare un mucchio di altre cose oltre a quelle strettamente - strettamente - necessarie per la sopravvivenza. Riuscirei certamente, infatti, a sopravvivere facendo qualcosa. Nel mio campo intendo collaborazioni e cose del genere e nulla più: ed è lo scenario peggiore. Certo non potrei più acquistare tante cose. Dovrei affittare la casa per la quale adesso pago il mutuo.

Tutto il resto, tutto ciò che non ha prezzo, ovvero tutto ciò che è di reale valore, rimarrebbe intatto. Di più, tutto ciò che richiede il tempo che adesso non ho, aumenterebbe.

Naturalmente non perderei la pensione, in quanto quella è già un pezzo che l’ho persa (a meno di non saper leggere la realtà attuale delle cose). E anche sperando di poter percepire una pensione tra trenta anni (se mi va bene), la cosa vale una vita intera di lavoro?

Naturalmente no: nulla vale un sacrificio simile.

Insomma, il tutto si riduce in meno oggetti. Dunque, meno avere. Ma si esplica attraverso la - sicura - possibilità di avere più tempo per fare ed essere.

Insomma, aspettare oltre, sarebbe un atto di codardia nei miei stessi confronti.

Certo: se nella vita si vuole avere più che essere o fare (sic), non c’è verso. O si è straricchi o ci si spacca la schiena. Non parliamo di quelli che oltre a spaccarsi la schiena, non sono, non fanno, non hanno: che stanno aspettando a mollare tutto e cercare il tutto altrove?

Per cui quello che sto facendo e tutto il resto che continuerò a spiegare passo passo.

Stay Tuned eh.


Posted on lunedì, agosto 4, 2008 at 01:48PM by Registered CommenterSteppenwolf in | CommentsPost a Comment | EmailEmail | PrintPrint
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