valeriolomonaco.it
Cosa faccio
(da non confondersi con il “chi sono”, che qui, contrariamente alla vulgata corrente, non si è in base a cosa si fa, ma si è al di là di quello che temporaneamente si fa…)
Comunque:
Faccio l’editore. Il giornalista. E studio, sempre.
Questa è la mia Casa Editrice, attiva sul web e su periodici cartacei. Facciamo Decidere.net, RadioAlzoZero.net, RibelleWeb.it e NuoveSintesi.it, oltre a una serie infinita di blog e servizi editoriali di vario tipo (soprattutto Multimedia) per altre realtà sia private sia istituzionali che - giustamente - hanno magari il tempo di creare contenuti (anche se talvolta li creiamo noi per loro) ma non si vogliono smazzare tutto il lavoro necessario alla pubblicazione (on line e non), che appunto gli facciamo noi dalla A alla Z (evitando così la tipica Babele e i mal di testa di chi affida le varie cose a realtà varie che per comunicare tra loro fanno perdere tempo e denaro al cliente. Qualcuno questa cosa la ha capita, altri invece la stanno capendo a proprie spese. Alcuni fortunati si servono della mia azienda e non devono pensare ad altro). Tra le altre cose pubblichiamo libri, periodici mensili culturali, format televisivi e radiofonici e organizziamo eventi e cose del genere moooolto cool. Ma vabbé.
Ah, ultima cosa: facciamo un sano, proficuo e trasparente lavoro di lobby. Nel senso che mettiamo in contatto realtà, persone e interessi di vario genere con un unico comune diktat da rispettare (nel senso che lo rispettiamo noi stessi): l’obiettivo deve essere eticamente impeccabile e con forte, fortissima inclusione di lavoro giovanile. Oltre al fatto che ci deve piacere.
La cosa più bella - almeno per me che questa realtà ho creato dal nulla - è il fatto di aver dato da lavorare a una decina di ragazzi che altrimenti a quest’ora sarebbero in qualche call center… Ragazzi che peraltro, e per fortuna, nella mia azienda sono in aumento di mese in mese.
Io invece non lavoro. Nel senso che ti pare si possa chiamare lavoro il fatto di studiare incessantemente, pensare, scrivere e creare? Per carità. Il lavoro è altro. Il lavoro è quello che da sempre è stato considerato come appannaggio dei più sfortunati che, appunto, hanno bisogno di lavorare per vivere. Insomma chi lavora è fungibile e ha un prezzo. Chi svolge una attività, soprattutto creativa, invece non lo è.
Un pomeriggio che passo nella mia libreria, a studiare, prendere appunti, a scrivere o a fermarmi a pensare non ha prezzo. E non lo venderò mai. Piuttosto l’indigenza, ma non la mercificazione di me.
La mia attività invece costa circa 300 euro l’ora. Che devolvo per il 55% allo stato nel quale vivo, quindi un altro 35% ai miei collaboratori e il restante lo utilizzo per pagare bollette e cose del genere. Il di più, l’ostentazione, a me non interessa. A me non serve.
Mi basta la libertà.
