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Ronaldo è dimagrito. Possiamo partire.
Finalmente possiamo mettere da parte le notizie trite e ritrite, le dichiarazioni, le smentite, le controsmentite e i panini dei telegiornali nazionali, e possiamo accendere l’attenzione su quello che è il vero tema caldo del momento, ovvero sapere chi vincerà il prossimo Campionato di calcio ancora prima del suo inizio.
All’Inter, ormai, si è già dato per anni.
Per il resto sapevamo già tutto.
Sapevamo delle tangenti dei politici, così come sapevamo come si sarebbe reagito alle sacrosante proteste di piazza dei giorni scorsi. Già tutto sapevamo di cosa si sarebbe detto della miracolata Santa Gregoraci non appena fossero uscite le sue foto al mare insieme all’aitante panzone del marito. Sapevamo già tutto di Capalbio, Ponza e Formentera, in cui si vanno a bagnare le cariatidi del Ventesimo Secolo.
Tra un po’ sapremo delle immersioni di Fini e delle scalate di Alemanno, delle regate di D’Alema e delle pedalate di Prodi che pare diretto a Santiago di Compostela.
Sapevamo già, soprattutto, del rincaro delle rate dei mutui, almeno quindici giorni prima - previo controllo sul conto corrente - di quando i giornali hanno iniziato a pubblicare la notizia. Già tutto sapevamo dell’inflazione alle stelle, almeno da qualche anno, e non perché ce lo ha detto Draghi o Trichet, ma perché alla fine del mese non si arriva già da un pezzo.
Non sapevamo invece come Berlusconi avrebbe risolto il problema della pancia crescente di Ronaldo, anche se ce lo potevamo immaginare: con il denaro. Ma non per le spese dietologiche. Semplicemente per prendere un Ronaldo ristretto, ovvero un Ronaldinho.
L’ultima cosa degna di curiosità, a questo punto, è scoprire quanto saranno aumentati i prezzi degli ombrelloni e dei lettini nella nostra località di mare.
O forse lo sappiamo già e per questo abbiamo scelto di rimanere a casa a goderci gli ultimi scampoli del calciomercato?
(Pubbl. su Veleno Settimanale del 20/07/08)
Basta con gli insulti
Pare che il problema principale sia diventato stabilire chi fa pompini a chi. E per cosa. Invece il punto è che va bene qualunque persona in ginocchio sotto la scrivania, purché poi faccia le cose per le quali si è genuflessa.
Certo, non sarebbe pensabile mettere proprio alle Pari Opportunità una che per entrare in parlamento ha venduto i suoi servizietti. Sarebbe come aver messo al ministero dell’economia uno che ha sempre fatto gli interessi delle banche private invece che quelli degli italiani.
Sarebbe come aver fatto diventare Presidente del Consiglio uno che ha demolito lo Stato attraverso la svendita delle risorse dello Stato, ovvero dell’Iri. Sarebbe come aver fatto diventare Presidente delle Repubblica uno che insieme ai suoi amichetti di gioventù la Repubblica la voleva distruggere. Sarebbe come essere rappresentati da condannati in maniera definitiva. Sarebbe come sperare di essere informati realmente da un giornale di partito, oppure da un giornale che fa gli interessi di un gruppo commerciale. Sarebbe come aver fatto entrare in politica a curare gli interessi di tutti colui che è diventato ricco curando gli interessi propri a discapito di tutti. Sarebbe come sperare una parabola analoga a quella dell’ex segretario di Rifondazione Comunista per l’attuale presidente della Camera.
Non si tratta di realtà, ma di miraggi estivi. Oppure questa è la realtà degli ultimi vent’anni ed è uno Stato che abbia rappresentanti degni a essere solo un miraggio?
Colpa del caldo e del petrolio a 140 dollari al barile, indi dei condizionatori spenti. Per forza.
Ma in autunno torna il fresco no? In autunno crolla tutto, vero?
(Pubbl. su Veleno Settimanale del 13/07/2008)
Serenità: via svincolo e perdita
Da cui la partita. Il gioco è questo: riuscire a svincolarsi ora, che più si va avanti più difficile diventa. Dunque, fare uno sforzo per svincolarsi ora da parecchie cose - malgrado ci siano vincoli già pesanti, tipo un mutuo da 2000 euro al mese sulle spalle e qualche altra cosa ancora più vincolante - per ottenere una cosa sola: sedersi al tavolo di una nuova partita, una nuova scommessa.
Insomma, credo di poter faro altro nella vita rispetto a quello che faccio (con successo) adesso. Il punto è che quello che faccio adesso mi sta sulle palle. Ora, seguo questa strada piatta e scorrevole e sicura (sicura?) oppure provo a perdermi per trovare qualcosa di nuovo e bello?
(Se non ti perdi, non puoi trovare cose nuove, che le cose nuove e già udite si trovano solo dove la gente sa di poterle trovare. Per trovare quelle inaudite invece ti devi perdere, devi trovarle dove nessuno pensa possano essere)
Ecco. La partita si gioca sullo “svincolo” (Ndr). Sul coraggio di svincolarsi. Si deve essere un po’ pirati, un po’ folli. Si deve essere (quasi) eroi. Assolutamente.
I popoli contro gli Scudi
Il tutto, naturalmente, per cercare di sviare l’attenzione già bassissima degli italiani sullo scontro alla Camera in merito alla Giustizia.
Il bello di tutta la storia è che mentre Lega e An sono allineati e coperti col Cavaliere, a far tornare alla ribalta la cosa non è tanto l’opposizione per l’opposizione in sé, quanto la spaccatura all’interno della stessa. Naturalmente, da quando Berlusconi si è rimesso a fare il Berlusconi, ritornano in piazza i girotondi d’antan, i Pancho Pardi, gli Eco e i Moretti. Oltre che Di Pietro si è rimesso a fare il Di Pietro.
Ma la vera rivoluzione, così come era stata annunciata da qualcuno, sarà quella delle piaghe naturali. Per la minaccia cavallette prevista sulle Olimpiadi di Pechino imminenti, in Italia si prevede quella dei Grilli del comico genovese. Ma mentre in Cina si combatte con pesticidi e vaporizzatori, in Italia passeremo probabilmente direttamente al fosforo bianco o ad altre diavolerie che i nostri militari hanno imparato a usare molto bene nel recente passato, visto che in Afghanistan, per esempio, è già da prima che i nostri combattevano anche se Prodi non ce lo ha mai raccontato.
Almeno adesso La Russa potrà avere ragione di causa di indossare la mimetica e di dislocare l’esercito da Piazza Navona alla Gita a Roma di Beppe Grillo. A Napoli, infatti, si sono fatte le prove generali.
Non basterà lo scudo spaziale voluto dagli Usa nei cieli d’Europa, né quello alle alte cariche dello Stato italiano voluto da Berlusconi e autorizzato da Napolitano.
Basterà agli italiani, invece, un misero scudo per la piscia che ci tirano addosso dicendoci che è pioggia. Qui non si inganna nessuno. I quaranta gradi - di rabbia oltre che di sole - li avvertono già tutti.
(Pubbl. su Veleno Settimanale del 05/07/08)
Blvd of Life in SFO
I. Free
Sei sudato e ti fa male un piede che la borsa con migliaia di dollari spesi dentro in cd e magliette è ora di buttarla per terra. O buttarla via. Ed è ora di comperare le infradito anche se fa freddo e sopra c’hai la felpa col cappuccio e il disegno d’Alcatraz che sta poco più in là, vista mare, foche e balene e confort e vista su tutta la città che mamma mia quanto è bella. Meglio sedersi. Sedersi a guardare quelli che passano. Tutti, anche quello con la maglia dell’Italia che vive in periferia in una di quelle case di legno che hai visto venendo qui. Nike town di là, Apple Center sull’angolo, Bloomingsdale di fronte e spalle a Embarcadero. Tutta merda. Tutto inutile. Il più libero è quello lì che sfreccia in market street con il mantello di Superman, come fosse uno spolverino bianco ghiaccio. Uno uguale a un altro non ce ne è. E non perché sia la città più frocia del mondo. È che sono tutti non strutturati. Senza la rincorsa della storia che non hanno. Senza il modello di way of life che non adottano - loro che ci sono dentro, heroes… - cosa dovrebbero strutturarsi a fare nella città più libera del mondo? Sai noi che sforzo, invece? Noi di là, noi così uguali tutti uguali che guai a non avere i codici d’ingresso per la metro, per l’ufficio, per l’aperitivo e la cena la sera. Ti può capitare anche di scendere dal treno se non li hai, no?
II. Mother Died
Lì ho sognato che stavo sognando di non riuscire a chiudere la bara di mia madre. O forse l’avevo sognato la notte prima, così, tra un veglia e l’altra che il jet lag è sempre un po’ complesso. Quando ci si mette di mezzo il fatto che gli altri, tutti gli altri dormono mentre tu sei sveglio che tanto sono al di là dell’Atlantico, o del Pacifico, se per caso ti va di fare il giro lungo che poi tanto torni sempre lì. E insomma sei solo. In silenzio in mezzo al casino di una città che transuma da una collina all’altra e tanto nessuno ti chiama né ti sente anche se ti metti a strillare. Che per strillare strillano tutti. Chi di crack, chi di Soma, chi di schiuma di rabbia e chi fa sponda di miseria da una parte all’altra del Bart. Dunque il silenzio, per cui. Anche perché il silenzio cell’hanno tutti dentro alle cuffie bianche come fossero fili di eroina che si ficcano nelle orecchie sopra alle biciclette single speed condotte a mano vagone per vagone. Tom Waits è di qui. Ma qui non ha mai suonato né suonerà. Di là, altrove, ovunque sì, ma non qui. Do not disturb creative quite.
III. NoWhere EveryWhere
Prima volta. Giuro. Prima volta da anni in cui sono in un posto senza la voglia di essere altrove. Traffico a piedi ok, semafori da centometristi, ma mi rendo conto che l’unica cosa a seguirmi è la mia ombra. E va benissimo così. Va alla mia precisa velocità. Non supera, non spinge, non urta. Soprattutto non chiede nulla né mi chiede di cambiare direzione… E poi guarda come si guarda negli occhi qui. Dritto dritto. Senza esitazione. Senza temere di far intendere qualcosa che non c’è e che non vuoi. Dai, guarda. Guarda come è vero. Guarda come è normale dimenticare la targa negli ascensori capienza 4 persone. Mille e due occhi incrociati e sorrisi e lasciati andare. Che tanto qui rimangono. Qui siamo. Non c’è bisogno di possedere, di esclusive e periferiche subordinazioni coatte senza senso che tanto qui siamo ed è tutto nostro e a portata. E se oggi non c’è ci sarà domani oppure fatti bastare ieri. Qui è una riserva indiana nella riserva indiana sterminata dall’America che compete e corre, distrugge e impone. Ma non qui, appunto. Zona franca creativa e fucking world altrove.
IV. How can go back Home?
Porto San Francisco con me. Per forza. E la mischio con Roma. Che tanto Roma capisce. Gli altri non esistono. Sono superfluo da togliere via con il fat free. E chissenefrega dei bagagli persi chissà dove. Quello che ho addosso basta per la traversata. Basta ad asciugare le lacrime che voglio rimangano con me. E lascia stare la casa degli Addams, il tram, il ponte, i granchi giganti e quella via tutte curve in discesa che non c’entrano nulla con quello che si respira lì. 9-17 cinque su sette per 340 l’anno prima di aver visto San Francisco è molto diverso da ora. E non c’è neanche Giuliano a casa per poterglielo raccontare. Ora glielo faccio vedere però. Guarda che combino, adesso. Guarda che fortuna, a metà strada, ad aver trovato questo svincolo. E quando dico svincolo dico proprio svincolo. E voi non capite un cazzo. Voi tutti o quasi. Replicanti di replicanti. Domani vendo la macchina. Ah, già, la macchina io già non la ho. Vendo tutto il resto. O quasi. ![]()
